CHI E’ IL GOVERNATORE
Luigi Buffardi è nato a Napoli ed è qui domiciliato al Corso Vittorio Emanuele n°460. E’ sposato con Anna Maria Capriola, docente di materie letterarie negli Istituti medio superiori, attualmente a riposo.
Ha due figli, entrambi medici, il primo Specialista in Chirurgia Generale, la seconda Specialista in Pediatria. Entrambi i figli sono sposati. E’ nonno di cinque nipoti.
Ha conseguito la Maturità Classica presso il Liceo statale Giovan Battista Vico di Napoli e la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli con la specializzazione in Ostetricia e Ginecologia, presso la stessa Università.
Dopo il periodo di formazione professionale trascorso nella Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università Napoletana, e in seguito, presso l’Ospedale degli Incurabili di Napoli, si è dedicato alla libera professione di ostetrico-ginecologo, con studio in Napoli.
E’ autore di numerosi lavori scientifici pubblicati su riviste nazionali ed estere.

IL MESSAGGIO DEL GOVERNATORE
Amici carissimi,
mi avete affidato un ruolo che io mi auguro di potere svolgere con capacità, intelligenza, saggezza ed equilibrio, e, con esso, mi avete concesso il potere per esercitarlo.
Potere che non è altro se non prestazione di servizi; potere che non è l’orgoglio di primeggiare, ma è il dovere di fare del bene agli Uomini.Il lavoro che ci attende è notevole. La società si dibatte nelle difficoltà del momento socio-economico attuale: la carenza di infrastrutture, un sistema bancario poco attento alle esigenze locali, la pubblica amministrazione pletorica e ritardataria, la disoccupazione e l’emigrazione giovanile, ipotecano ogni possibilità di progresso del nostro Paese.Tutti i valori sono caduti: quelli della Famiglia, della Scuola, della convivenza, sono interpretati in modo deformato o utilitaristico e non rappresentano più un punto di riferimento per nessuno.
Abbiamo, allora, il dovere di impostare una rigorosa successione delle esigenze del Territorio, che sono innumerevoli.
E poi dobbiamo agire !
I Lions, Uomini di cultura e sensibilità, hanno il diritto-dovere di intervenire per tentare di correggere situazioni che
sono moralmente inaccettabili ed insostenibili.
I Lions, quando vogliono, sanno appropriarsi del ruolo che rivestono nella società, e, utilizzando le loro energie e le loro professionalità, contribuiscono validamente a realizzare quella solidarietà alla quale ci ha indirizzato Melvin Jones.
Solidarietà intesa come impegno umanitario e giustizia sociale; solidarietà intesa come coscienza civile e cultura dell’Individuo.Oggi siamo nell’era del Lionismo nuovo: la sua attività deve essere concreta, visibile, continua e duratura.
Non a caso il “motto” da me scelto vuole inculcare la necessità dell’esercizio quotidiano per progredire nel bene e raggiungere la perfezione.
Oggi non possiamo più accontentarci dei sia pur preziosi convegni a sfondo divulgativo-culturale, né della sia pur apprezzata beneficenza spicciola.
Noi non siamo una Associazione culturale; non siamo un Ente di beneficenza, siamo un’Associazione di servizio e dobbiamo produrre servizi per le fasce più deboli del nostro sistema sociale.Qualcuno ritiene che sia impossibile? Ebbene noi vogliamo credere in ciò che sembra essere impossibile.
Tutti insieme possiamo farcela. Se i Clubs saranno uniti, nelle azioni e nei sentimenti, se la tolleranza guiderà i nostri giudizi, se la diversità delle idee varrà come motivo di confronto produttivo, il successo non potrà non arriderci.
Ma tutti debbono collaborare, tutti debbono profondere il loro massimo impegno.E’ intuibile che solo una parte dei Soci del Distretto è chiamata ad uno specifico servizio.
Ma non essere stati chiamati non significa assolutamente essere escluso o esonerato dall’impegno. “Operare senza essere chiamati direttamente è il modo migliore di vivere l’Associazione, perché il we serve è la prerogativa di ciascuno di noi. L’incarico è nel cuore” (M. Laruffa).
Diamo inizio ad un Lionismo “senza cariche e senza incarichi”; ad un Lionismo che chiede a tutti indistintamente i Soci di mettere a disposizione dell’Associazione, e quindi della Collettività, la propria esperienza, la propria competenza, la propria professionalità, il proprio tempo, per renderne la vita più agevole e, alcune volte, più giusta ed umana.
Io auguro a tutti Voi, a tutti noi, un sereno, appassionato, proficuo lavoro.
Ma, parafrasando quello che ha detto qualcuno, non vi aspettate quello che io posso fare per l’Associazione; vediamo quello che tutti insieme possiamo dare all’Associazione, per la quale il meglio deve ancora venire. Gigi